SEZIONE 1 | STORIA E BENI CULTURALI
SALA TEMATICA 6
Crocifisso
Collocato sull’altare della cappella eponima, sul lato destro del presbiterio, il Crocifisso è tra le opere d’arte più importanti custodite nella chiesa madre di Lascari.
La pregevole scultura in legno, realizzata presumibilmente nell’ultimo quarto del 1600 su commissione del barone don Gaetano Ventimiglia, fondatore della chiesa di Lascari nel 1700.
Lo scultore ha saputo curare con dedizione ed eccellente competenza artistica, ogni particolare anatomico del Crocifisso, conferendo all’opera uno straordinario pathos ed un potente valore espressivo di grande impatto emotivo.
L’artista realizza un Cristo ancora «vivente» con una forte accentuazione veristica, afflitto dalla sofferenza, con gli occhi e lo sguardo rivolti al cielo. Il volto è caratterizzato da una espressione intensa e passionale. La corona di spine, ricavata dal medesimo blocco ligneo, cinge il capo e la sinuosa chioma di capelli. I riccioli della barba sono al limite del virtuosismo formale, richiamando i caratteri della statuaria di Età Imperiale mentre la bocca, con le labbra appena socchiuse, danno l’impressione che il Cristo stia sussurrando le sue ultime parole al Padre prima del trapasso.
L’incredibile realismo dell’opera viene espressa anche attraverso la perfezione della tensione muscolare del corpo con le vene rigonfie di sangue e le scarne sporgenze ossute. Tutti tratti distintivi di un linguaggio figurativo che confluiscono in una sintesi estetica di sorprendente bellezza.
Un Crocifisso, una tradizione nata nella notte dei tempi il cui culto lega, indissolubilmente, l’ambito religioso alla cultura materiale e immateriale del luogo. Una ritualità pregna di devozione popolare e ricca di contenuti antropologici che, nel tempo, si sono arricchiti di nuovi significati simbolici, di nuovi linguaggi.
Restaurato nel 2022, il Crocifisso tardo barocco di Lascari è indubbiamente tra le più belle produzioni artistiche della sua epoca che, secondo lo storico dell'arte Andrea Bacchi, professore all'Università di Bologna, potrebbe essere attribuito allo scultore Andrea Brustolon (Belluno 1662-1732). Protagonista del barocco veneziano, lo scultore venne definito da Honoré de Balzac nel suo romanzo "Le cousin Pons", «le Michel-Ange du bois: il Michelangelo del legno».